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Crêpe-ology, Galle, Sri Lanka

Lo Sri Lanka si muove a ritmo della Terra. Si sveglia con i suoni della natura, il primo mattino ha il sapore del cocco e del riso, l’odore intenso del pesce fresco e ancor più di quello secco. Il rumore di passi veloci di persone che si affrettano verso il mercato. Ha la voce dell’oceano che mai si riposa.

La Natura è intrinseca alla vita di questo Paese. E come tutte le relazioni intime e profonde, questa non si distrugge mai, anche quando qualcosa lo rompe.

Come il 26 dicembre del 2004, quando uno tsunami, improvviso e violento,  ha violato quest’isola,  portando via con sé anche la vita che le persone  conoscevano e sapevano vivere. L’anima dello Sri Lanka si porta dentro questa cicatrice, che sta curando con costanza, amore e grandissima dignità. Riconosci tutte queste virtù nei sorrisi dei bambini, quando spensierati si tuffano in acqua lasciandosi inseguire dalle onde.

A prendere parte a questo meraviglioso progetto di ricostruzione c’è stato anche Murray, uno dei fondatori di Crêpe-ology. 

Dopo l’impegno nell’aiuto umanitario ha infatti incontrato Seema Moceri nel 2008 e insieme hanno dato vita a questo luogo che mischia sapori, odori, vestiti, gioielli, design in una cornice unica: la città di Galle.

Galle è una gemma di storia vivente e pulsante al sud dello Sri Lanka. Una volta arrivati dirigetevi subito verso la “città vecchia”, il quartiere olandese. Quando arriverete qui non vi sembrerà di aver percorso un pezzo di strada bensì un viaggio nel tempo: siete tornati nel 1700. Perdetevi nelle stradine poco affollate su cui si affacciano innumerevoli case e negozi all’interno delle mura del Forte. Perdetevi in un piccolo museo a cielo aperto. Lasciatevi andare e non preoccupatevi del tempo, dopotutto avete più di 300 anni davanti a voi.

 

 

Da leggere…

Dovreste già conoscere questo titolo, è lo stesso che vi avevo precedentemente consigliato per un altro luogo sempre in Sri Lanka. Per chi non lo sapesse sto parlando di Siddharta di Herman Hesse. Attratta dalla spiritualità di questo luogo, mi ci sono voluta addentrare ancora più nel profondo.

Leggere Siddharta in un Paese dove i monaci si mescolano silenziosi tra la folla fa assumere alla storia narrata un vero e proprio colore: quello arancione delle inconfondibili e umili tuniche che loro indossano. È proprio su questo sfondo colorato che si incastona una vera e propria rivoluzione contenuta in questa storia, dove Hesse ci urla che noi e l’universo siamo una cosa sola. Noi siamo l’universo. E siamo già perfetti così, con le nostre imperfezioni, nella nostra nuda umanità. E improvvisamente non siamo più nemmeno soli, siamo parte di un progetto più vasto.

Se fino ad oggi abbiamo ritenuto che potessimo trovare le risposte alle nostre domande solo fuori di noi, questa storia ci insegna tutto il contrario: dentro di noi abbiamo già tutto quello che ci serve per diventare la forma migliore di noi stessi, abbiamo solo bisogno di imparare ad ascoltarci e a vivere secondo ciò che profondamente siamo.

The Empire Cafè, Kandy, Sri Lanka

Se vi dovessi descrivere lo Sri Lanka con una sola parola userei senza dubbio questa: “scoperta”.

È una terra piena di vita.  La trovi nella forza straripante dell’oceano, negli intrecci spettacolari dei tronchi degli alberi. Negli occhi dei bambini che ti guardano affascinati e meravigliati. Nelle persone che ti salutano per strada. Nel cibo speziato e ancora di più in quello che mangi con le mani, mescolandoti agli abitanti e alle antiche tradizioni locali. Nei  passi lenti silenziosi dei monaci che si muovono nella folla rapida e assordante. Nei piedi scalzi a contatto con madre Terra all’interno dei templi. La vita la trovi in giro per le strade, non è rinchiusa in nessun ufficio e dietro nessuno schermo, ti si offre davanti come uno spettacolo a volte doloroso e toccante, come quando vedi una povertà dilagante e sconfortante, e altre volte surrealistico, come quando ti imbatti in un elefante che  attraversa la strada proprio davanti a te o in un paesaggio da toglierti il fiato per tanta bellezza che esiste in questo mondo.

I primi mercanti arabi avevano chiamato quest’isola Serendip, parola dalla quale deriva quella inglese “serendipity”, e cioè l’inaspettata scoperta di qualcosa di inatteso e non ricercato. Pensate davvero che sia solo un caso?  Io no. Ho vissuto tale scoperta  come un’ulteriore conferma di una sensazione che mi porto dentro mentre sono ancora in viaggio. Quella sensazione che mi suggerisce che non sono stata io a scegliere lo Sri Lanka come destinazione del mio viaggio, è stato lui a scegliere me. La serendipità dà senso alla tua storia e allontana l’impersonalità del caso.  E sembra che, con la stessa serendipità, incontri i luoghi che scelgo per leggere e trovare un po’ di pace con il mio fedele libro.  Li scelgo perché quando li vedo mi rapiscono l’occhio e il cuore.

A Kandy mi sono imbattuta nel The Empire Cafè. Questa città si trova nel cuore dello Sri Lanka e non solo geograficamente parlando. Circondata da verdi colline, ha rappresentato l’ultimo baluardo ribelle dell’indipendenza singalese durante l’epoca coloniale, diventando così nel tempo la capitale culturale dell’intera isola.

Scappate dal fragore e dalla fretta del traffico, costeggiate il lago e il Tempio del Dente, il santuario buddista più importante di tutto il Paese. Vi ritroverete al centro di una corrente spirituale che viene sospinta, alla vostra sinistra, da una natura silenziosa che cambia colore con il sole, e, alla vostra destra, da un andirivieni di persone vestite di bianco che si recano pieni di fiori in offerta al Tempio.

Potreste arrivare al The Empire Cafè solo seguendo questi petali che sfuggono dalle mani delle persone durante il tragitto verso il Tempio.  Il luogo è situato al piano terra dell’hotel Olde Empire, non sarà solo la sua posizione ad attrarvi ma anche i colori sgargianti e inaspettatamente calorosi e accoglienti. Se siete curiosi di conoscere questo luogo più da vicino, una sua piccola presentazione la troverete direttamente sul menù. Ti invitano loro stessi a viverti questo luogo come un riparo fermo e silenzioso in mezzo ad una città movimentata e rumorosa. Ma poi ci sono anche i colori e i sapori di una terra affascinante ed entusiasmante: gustateveli tutti, con tutti e sei i sensi. Qual è il sesto? È il vostro intuito, che vi indica con il dito una porzione di felicità.

 

Da leggere…

È la spiritualità soprattutto che mi attrae qui. Non che in Italia non ci sia, ma sembra essere confinata nei luoghi di culto, non la trovi passeggiando per strada. Qui sì: è parte quotidiana della tua vita. Persino quando sei sull’autobus, l’autista si ferma davanti a un tempio per far lasciare le offerte raccolte. Che meraviglia.

Volevo addentrarmi ancora più profondamente in questa religione affascinante. Ho quindi scelto Siddharta di Herman Hesse come fedele compagno per questo sorprendente viaggio. Ma lo dovete dividere in due parti, e in questo luogo vi invito a leggere la prima. Qual è? La nota introduttiva di Massimo Mila. Queste poche pagine costituiscono un libro dentro al libro: non è infatti solo l’introduzione alla storia, alla figura di Siddharta e alla dottrina del culto brahmanico, ma allo spirito con cui il lettore deve approcciarsi alla ricerca narrata.

Siate tra coloro che cercano. Siate tra coloro che non si accontentano della superficie della vita così come la percepiamo solo con i nostri occhi. Siate tra i tormentati, che tormento non è agitazione, ma attesa famelica della scoperta di un senso più grande che sappiamo esserci. Nascosto da qualche parte di questo mondo, chissà dove, non importa. C’è.

Siate tra coloro che si conoscono realmente e profondamente. Siate tra coloro che si stupiscano di questo. Si spaventino anche, ma perseverano. Siate tra coloro che forse cammineranno da soli, ma avranno gambe forti abbastanza da arrivare fino in cima alla montagna. Siate tra coloro che solitudine non è isolamento, ma unione con il mondo che ci circonda. E mondo sono soprattutto le montagne, gli alberi, i pianeti e tutte le stelle. Mondo è su nel cielo e anche oltre. Siate tra coloro non che riescano, ma che non smettono mai di tentare. Perché anche solo in quel tentativo si trova una vita che appartiene a noi e a nessun altro. Troviamo noi, come non ci siamo mai conosciuti. Questo è il vivere.

 

Grazie professor Bauman

C’è un momento, in cui lo scrittore e il lettore si incontrano.

È quel preciso istante in cui lo scrittore posa la penna, rilegge quello che ha scritto e pensa: “non avevo altro modo per dirlo, se non questo. Finalmente l’ho trovato”.

E proprio su quelle stesse righe, su quelle stesse parole, il lettore sposta il suo sguardo dal libro e sente  profondamente un pensiero che sussurra “è così, è proprio così. Ho trovato finalmente le parole per dirlo.”

Questo è il preciso momento in cui lo scrittore e il lettore si incontrano.

Un incontro intimo, sincero, atteso, sperato o inimmaginato e quella solitudine che ci portiamo dentro rispetto ai nostri vissuti e alle nostre emozioni svanisce.

Perché quando sentiamo forte, ci sentiamo sempre un po’ soli.

Ma, in quel preciso istante, per quanto breve e fugace sia, questa sensazione ci abbandona: sappiamo improvvisamente che, da qualche parte nel mondo, c’è qualcuno che sente come noi. Non è più stupido o banale ciò che proviamo. La vicinanza emotiva ci dà fiducia e significato. Usciamo dal piccolo cerchio della nostra vita ed entriamo in uno più grande: è il luogo dell’incontro con l’altro.  E troviamo un significato più ampio che non si esaurisce con la nostra individualità.

Ecco io credo, caro professor Bauman, perché è con il tuo cognome che ti ho studiato, che io e te ci siamo incontrati.

Mi hai fatto sentire meno sola in un mondo liquido e dispersivo e confusionario.

Mi hai rassicurato e mi rassicuri con le tue parole e il tuo pensiero.

Mi fai sentire meno insicura e titubante verso queste scienze umane a cui mi sto dedicando fortemente e ciecamente. Una cecità che però talvolta è rappresentata non da una fiducia in un destino che mi porto dentro e delineo con le mie scelte, bensì da un profondo buio causato da una grande sfiducia nei confronti delle medesime scelte prese in un mondo che, con la mia stessa intensità, sta cercando di sostituire o peggio ancora di razionalizzare e ridurre a mere formule scientifiche queste meravigliose discipline.

Tu mi ricordi che ho scelto quello che faccio per la meraviglia e lo stupore che ogni giorno riesco ancora a provare davanti ad una persona e ad un bambino e a quella, questa scintilla che, nonostante tutto, non si spegne mai. Ce la portiamo dentro noi uomini nel bene e nel male.

Tu mi ricordi che faccio questo lavoro perché è il lavoro più bello del mondo, inesauribile e affascinante, lacerante e sincero, personale e sociale.  Ma soprattutto che la mia storia assume un significato più grande: trasformo le mie ombre in luce e illumino le vite degli altri.

Io per questo e per l’opera d’arte che hai reso la tua vita con il tuo coraggio e la tua forza di esprimere un pensiero nuovo, diverso, arguto, sensibile e provocatorio ti ringrazio di cuore.

“La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida.”

-Zygmunt Bauman da L’arte della vita (trad. it, Bari, 2009)

 

Coffice, Milano, Italia

La prima volta che sono entrata da Coffice, sono stata completamente presa in contropiede. Attratta dai morbidi colori e da un buffet ricco ed invitante, ero infatti convinta di entrare in un bar che funzionasse come tutti gli altri: entri, ti siedi, consumi, paghi e arrivederci. E invece no: la persona che mi accoglie, mi spiega che avrei dovuto pagare il mio tempo che avrei trascorso all’ interno.

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“Ah”, ho risposto. Ma al contempo credo di aver fatto una chiara espressione a forma di punto interrogativo, perché il ragazzo ha cominciato a spiegarmi, con un grande sorriso e tanta pazienza, cosa intendesse con quella frase.

Così sono entrata letteralmente dentro alla filosofia “il tempo è denaro”. Qua siamo infatti chiamati ad essere ancora più responsabili di come trascorriamo il nostro tempo… lo paghiamo! E allora dobbiamo essere proprio sicuri di sfruttarlo al meglio per quello che abbiamo intenzione di fare in quel preciso istante.

Date meglio un’occhiata anche voi.

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Capito adesso?

Quando sono tornata al Coffice per fare questa intervista ho trovato la stessa persona ad accogliermi: è Alberto, il proprietario, il quale, di nuovo con il suo grande sorriso,  si è reso subito disponibile a scambiare due chiacchiere con me.

dsc_3714 Mi ha spiegato che questa idea di pagare il tempo nasce in Russia, ma lui e Irene, sua moglie, sono venuti in contatto con questa “filosofia” dopo un viaggio in Francia. Coffice quindi rappresenta non solo la voglia di portare in Italia un format innovativo, ma anche il bisogno di due giovani ragazzi che, quando hanno deciso di mettere su famiglia, si sono dovuti reinventare, venendo da un mondo completamente diverso, quello dello sport. Il format l’hanno comunque un po’ rivisitato, per avvicinarlo maggiormente alle abitudini di noi italiani:  se volete accomodarvi per bere un caffè volante infatti, siete comunque i benvenuti.

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La personalizzazione di Coffice da parte di Irene e Alberto si nasconde in realtà un po’ ovunque: nei mobili (alcuni disegnati da loro), nei colori e negli eventi che Coffice organizza. Il loro desiderio è infatti quello di mettere a disposizione uno spazio dove le persone possano condividere insieme il loro tempo non solo per lavorare, ma anche per fare qualcosa che ci piace. Io ovviamente vi invito ad entrare con un libro in mano, un modo per lasciarsi alle spalle quei ritmi frenetici quotidiani da cui ci lasciamo troppo spesso trascinare. Entrateci anche a mani vuote, non importa, i libri e la lettura qua sono dei protagonisti attivi qui: all’interno troverete infatti dei punti di bookcrossing, nei quali lasciare i vostri libri terminati e prenderne dei nuovi gratuitamente. Inoltre se non volete vivervi un libro da soli, qua potete trovate una buona compagnia dal nome “Menti Aperte”,  due club di lettura sui quali trovate tutte le informazioni sulla pagina Facebook di Coffice.

Beh, avete bisogno di altri motivi per provare Coffice? Io non credo.

Basta perdete tempo, consumatelo.

 

 

Da leggere…

Quando aumentano le persone coinvolte in un luogo, aumentano anche i titoli consigliati. Quindi questa volta ne avete ben tre.

Irene vi propone “L’ombra del vento” dello spagnolo Carlos Ruiz Zafon. Un romanzo ambientato tra gli anni ’40-‘50 a Barcellona, il cui protagonista è Daniel, un bambino di undici anni che entra in possesso del libro di Julian Carax, l’ombra del vento appunto. Ed è proprio da questo libro nel libro che parte tutta la sua avventura, la quale si intreccia, nello stesso tempo, con altre storie appartenenti ad uno dei periodi storici più bui della Spagna, quello della guerra civile.

Alberto cambia genere invece e vi suggerisce un giallo “Pioggia Nera” di Lehane Dennis. Il protagonista è Patrick Kenzie, un ragazzo che decide di indagare sul suicidio di una ragazza incontrata circa  sei mesi prima. Per come l’aveva conosciuta lui, infatti, non credeva possibile che Karen potesse compiere un gesto del genere. E mano a mano che scopre tutto quello che le è accaduto in questi sei mesi, si rende conto che al caso non è stato affidato proprio nulla. Era tutto un piano.

Ora tocca a me invece. E io vi consiglio a gran voce “Al giardino ancora non l’ho detto”, di Pia Pera, perché si incastona perfettamente con questo luogo. Entrambi racchiudono la consapevolezza di un tempo prezioso e inarrestabile allo stesso tempo. Prendetelo alla lettera questo titolo, perché l’autrice ci racconta veramente del rapporto con il suo giardino, a cui non ha detto che un giorno lei non andrà più a prendersi cura di lui: è malata di sclerosi laterale amiotrofica. Questo libro è un vero e proprio diario: è un regalo per tutti noi. Pia Pera ci fa entrare nelle sue emozioni più intense e profonde, di un tema come la morte, che da sempre accompagna la storia di noi uomini. Non ci ricorda quanto dobbiamo essere tristi e spaventati, ma quanto grati e capaci di vivere una vita che, soprattutto nel quotidiano e negli imprevisti, sappia andare avanti con audacia ed entusiasmo.

Perché la malattia e la morte possono colpire tutti noi e quello che ci distingue tra persone quindi non è solo quello che ci capita, ma quello che facciamo con le esperienze che segnano la nostra vita. Lei la sua malattia l’ha trasformata in un libro meraviglioso, che perdura nel tempo anche ora che non c’è più.  Pia Pera vive ancora dentro al suo libro e leggerlo è il modo più grande per ringraziarla di questo grande coraggio che ha avuto di testimoniare che la vita, a volte, può vincere anche sulla morte.

Type, Milano, Italia

Intervistare Elena è stato un po’ come chiacchierare con un’amica. Siamo coetanee, condividiamo quindi un sentimento comune, proprio della nostra generazione, che spesso ci porta a ricercare “risposte” lontano da casa.

A volte quindi abbiamo solo bisogno di un valido motivo per restare. Ed Elena l’ha trovato, si chiama Type.

fullsizerender-16“Type” è  il frutto di quasi sei mesi di lavoro serviti per renderlo a immagine e somiglianza della personalità della sua proprietaria. Non è quindi un caso la scelta degli arredi: il colore dominante è il nero e  il materiale è il legno.

Non fermatevi all’apparenza però, perché non c’è nulla di tetro o triste in questo, entrambi sono infatti i simboli dell’amore di Elena per il freddo e la montagna.

 

fullsizerender-18Le pareti del locale raccontano le passioni di Elena: quella nera è dedicata alle illustrazioni che le piacciono, ma anche alle sue realizzazioni grafiche.

 

La parete di legno è invece al servizio della creatività di qualsiasi artista che abbia il coraggio e la voglia di mettersi in gioco, sempre con l’approvazione di Elena ovviamente. Non abituatevi quindi a quello che trovate esposto su questa parete, cambia periodicamente. Anzi alcuni di voi potrebbero essere i prossimi artisti, no?!

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Insomma se andate al Type è un po’ come se entraste a casa di Elena. E io mi sono proprio sentita parte di questa idea.  Un merito particolare va alla presenza del bancone dove potete sedervi e consumare. Dovete sapere infatti che ho un amore ingenuo e autentico per il bancone: mi ricorda la mia città e la bellezza di un tempo quotidiano che, per quanto piccolo, rappresenta la pausa giusta per riprendere fiato. Il bancone è secondo me il giusto confine che intercorre tra noi e l’altro: possiamo stare soli finché ne abbiamo voglia, e poi possiamo chiacchierare o con chi lavora dall’altra parte o con chi si siede accanto a noi.

Basta il tempo di un caffè per viverlo. Andate al Type.

 

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Da leggere…

Dovete sapere fin da subito che Elena non aveva libri da consigliarci. Leggere non è il suo forte, ha altre passioni. E parlandomi proprio di queste ho trovato l’ispirazione giusta per suggerirvi un particolare “lavoro”.

Togliete segnalibri e armatevi di matite, pennarelli o pastelli: al Type si colora. Vi sto parlando dei libri antistress da colorare, ormai se ne trovano dei più diversi in libreria. Io ho scelto i Mandala Prodigiosi.

Io l’ho fatto. Non vi nego che comprare questo libro è stata una sorta di sfida, ero molto scettica. Non vedevo un qualsiasi tipo di forza nascosta dietro all’azione del colorare. Se da piccoli ci piaceva tanto e ora non lo facciamo più un motivo ci sarà, mi dicevo. E invece è stata una nuova scoperta. Tendiamo sempre a sottovalutare il potere nascosto nelle piccole azioni e a diventare grandi dimenticandoci quei pezzi di infanzia che ancora ci salvano.

Secondo me infatti colorare ti permette di compiere un’azione liberandoti del pensiero. Puoi colorare il tuo disegno in maniera bella o brutta, non importa, non lo fai per il risultato che otterrai, il mandala ha delle componenti troppo piccole per immaginarsi già l’intero. Colori quindi per il semplice atto stesso del colorare e proprio questa azione è una piccola grande e sincera libertà che io vi consiglio di andarvi subito a riprendere.

 

Sul Ghiacciaio Presena, Vermiglio (TN), Italia

Cari lettori,

questa volta leggere avrà tutto un altro scenario, forse per voi inaspettato e persino bizzarro. Ma io su questo blog non vi voglio scettici, vi voglio curiosi.

Oggi vi consiglio di portare il vostro libro in cima ad una montagna e leggerlo ad alta quota. Ovviamente non una qualunque, ma quella dove sono arrivata io per e con la mia storia. Vi porto con me sul ghiacciaio Presena, vi porto a circa 3000 m.

foto-2Arrivarci è molto meno faticoso di quello che credete: è collegato a Passo del Tonale da due nuovi e moderni impianti di cabinovia che, dopo avervi lasciato su Passo Paradiso, vi accompagnano poi fino al ghiacciaio. Una volta usciti dirigetevi verso la pista da sci, il panorama vi si spalanca poi sulla sinistra. Andategli incontro e abbracciatelo. Godetevi la sensazione di far parte di un mondo che, nonostante tutto, è ancora meraviglioso.

Vi consiglio di riservarvi del tempo prima di prendere il libro e di rimanere così, fermi, a contemplare la bellezza che vi circonda. Sceglietevi un pezzo di cielo e prendetevelo.

 

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In questo luogo vi auguro di sentirvi felici, se fosse anche per un breve momento. Vi auguro di sentirvi voi stessi. Io lo ero. Per la sensazione di essere a un braccio dal cielo e a chilometri di distanza dal mondo e per quella di essere con tutta me stessa in quell’ esatto e preciso momento presente che troppe volte nella vita quotidiana viene nascosto da un futuro da pianificare e da un passato da sistemare.  Sapete cosa intendo?

foto-2-1Scegliendo questo luogo mi rivolgo soprattutto a quello spirito di esploratori e viaggiatori che alberga dentro noi lettori. Lo siamo di natura. Vivere con la testa e con il cuore storie, luoghi, persone che sono solo scritti nero su bianco richiede una grandissima predisposizione al viaggio, ad una meta. Risvegliatelo e viaggiate questa volta fisicamente fino in cima ad una montagna. Vi chiedo uno sforzo più grande dei precedenti, ma è solo alla fine della salita che l’orizzonte ti si può spalancare davanti.

La potenza questa volta ti travolgerà.

 

Da leggere…

C’è solo un libro a mio avviso che posso suggerirvi ed è la Lettera sulla felicità a Meneceo di Epicuro. Un po’ per la leggerezza fisica del libro. Un po’ è per la dimensione, in quanto può entrare in una grande e semplice tasca di una giacca da montagna. Un po’ è perché può essere letto tutto in poco tempo. Ma soprattutto è perché con le sue parole e i suoi concetti Epicuro sembra abbracciare il cielo e tutte le montagne che sono intorno a te in quel momento. E sembra abbracciare anche te, rassicurandoti sulla tua felicità e dandoci qualche istruzione per l’uso al riguardo.

Ci dice innanzitutto che di felicità ce n’è per tutti e in qualsiasi momento della nostra vita, ma soprattutto ci ammonisce su un’ingenua ricerca della felicità che è volta in avanti. Quindi se la state cercando affannosamente e assiduamente, potete anche fermarvi serenamente a riprendere fiato. Non è davanti a voi, chinate il capo. La felicità è proprio dentro di noi. E sapete che vuol dire questo? Che noi ne siamo i diretti responsabili.

Vi spaventa? Raccogliete la sfida, pare che questa vita sia l’unica chance che abbiamo per trovarla.  Svuotatevi di paure e pesi inutili e lasciateli sulla montagna, può tenerli tutti lei, è forte e dura abbastanza. Riempitevi di felicità e aria nuova e con questa riscendete fino a valle, ritornate al mondo depurati e privi di tossine. Provate ad essere felici. E quando sarà più difficile, non dimenticatevi del cielo a cui siete stati così vicini.

Siate quel pezzo di cielo che vi siete scelti e che ora portate dentro di voi.

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