Portati il libro

Tea house, Bhamo, Myanmar

Se mi chiedessero di descrivere il Myanmar direi che è il Paese dove, all’improvviso, spunta sempre l’oro. Tra paesaggi imponenti dove il verde regna sovrano, è facile imbattersi nel colore dorato delle pagode e dei monasteri e, ogni volta che assisti a questo contrasto, sorridi come se fosse la prima volta che ti si presenta davanti.

Vivendo in Myanmar, ho imparato che l’oro di questo Paese lo puoi trovare in tanti altri piccoli dettagli pieni di significati.

Sono i colori dell’alba che si mescolano con quelli degli abiti dei monaci quando ritirano le elemosine lungo le strade.

È la thanaka che illumina i volti sorridenti dei suoi abitanti.

È  il cibo che ti viene servito sulle foglie, come se fosse ancora un tutt’uno con la natura e non se ne fosse mai diviso.

È il tramonto in riva al fiume.

Sono le manine dei bambini che si agitano nell’aria per salutare quando vedono turisti e viaggiatori.

In un  luogo in cui i turisti non arrivano quasi mai io ho trovato una piccola tea house in riva al fiume che ha lo stesso valore dell’oro. Ci troviamo a Bhamo, una piccola cittadina che non ti crea nemmeno l’illusione che possa avere qualcosa di unico da vedere. E invece, basta solo cercare bene.

Il tesoro che racchiude questa tea house è un’atmosfera di un’epoca che il contare degli anni ci dice che sia passata. E invece rivive ancora qua: sembra che il tempo non sia mai trascorso, avvolto nel legno di fronte a un fiume che cresce in base alla stagione e che ancora oggi rappresenta un’unica via di comunicazione per le merci e le persone.

Sorseggia del tè, perdendoti tra lo scorrere del fiume e delle pagine del tuo libro. Lasciati osservare dagli sguardi fissi e incessanti dei bambini che non sono abituati a vedere proprio lì qualche straniero. Non aspettarti il silenzio, i suoni degli uomini e della natura non si fermano mai dando vita a un concerto continuo e stonato.

Il mio consiglio è di venire qui poco prima del tramonto, non c’è momento migliore della giornata per godere dei colori e della vita. Ve l’ho detto, avrete l’oro davanti a voi.

Da leggere..

Nonostante il titolo rimandi a una storia che sappiamo essere fatta di guerre e sangue, “ogni mattina a Jenin” è inaspettatamente un libro che risplende di luce propria. Un po’ come l’oro di cui vi ho parlato fino ad ora. 

Susan Abulhawa è riuscita infatti a raccontarci un conflitto che, per chi l’ha vissuto solo dalla televisione, risulta lontano e quasi impersonale: risuonano i numeri delle vittime e non i loro volti e nomi, i diritti infranti e non le loro vite. Grazie al coraggio di questa scrittrice, tra queste pagine viene restituita l’identità e l’umanità che una guerra strappa sempre via alle persone innocenti coinvolte. Riesci a immedesimarti in quella paura, in quel dolore e in quell’incompresione. Ti chiedi finalmente “perché?”, realizzi il significato della frase che  “in guerra non ci sono né vinti né vincitori”. Vedi solo la sua inutilità e la povertà che si porta dietro.

Eppure, su questo sfondo doloroso e terribile, c’è un raggio di luce che accompagna tutta la trama, dall’inizio alla fine: è la luce dell’amore. Seguite quella scia, vi porterà dritta alla vita, anche dove tutto il resto del mondo, assopito e assuefatto da notizie di guerre e devastazione, non vedrà nient’altro che fine e oscurità.          

Praia de Tabatinga, Brasil

C’è un luogo in Brasile in cui l’oceano ti parla, ti racconta una storia. Se sarete disposti ad ascoltarla, basterà solo tendere l’orecchio al suono delle onde, quando si infrangono sulla roccia e sulla sabbia, che vi sussurreranno..

“C’era una volta una bellissima ragazza india. Il suo nome era Tambaba.

Tambaba era la figlia del capo della sua tribù che, nonostante fosse cresciuta all’interno di questa, si innamorò di un guerriero appartenente ad una tribù diversa dalla sua. Ma suo padre, essendo il capo, non poteva autorizzare il legame tra i due giovani, e avvalendosi del suo potere impedì le loro nozze. Questo fu per Tambaba un dolore profondo e, disperata per il suo destino, cominciò  a piangere.

E pianse, e pianse ancora. Pianse così tanto che le sue lacrime inondarono le terre asciutte intorno a lei. E tutte queste lacrime formarono prima il mare e poi una spiaggia.

La ragazza, commossa da questo miracolo che le si presentava davanti agli occhi, cominciò a pregare il dio del sole e la dea della luna, chiedendo loro di rendere questo luogo un eterno tempio di amore e di vita. E fu così che le sue preghiere vennero esaudite e Tambaba, ancora oggi, viene chiamata la spiaggia dell’amore.”*

 

Questa storia è stata come un richiamo delle sirene, attraendomi verso questo luogo leggendario e meraviglioso. Tambaba, a pochi chilometri a sud di João Pessoa, è infatti inserita tra le dieci più belle spiagge del Brasile

E così, seguendo questo suono ammaliante, mi sono messa in cammino per arrivare a Tambaba.     

Ma è proprio camminando che mi si è presentato davanti uno spettacolo emozionante    della natura: la spiaggia di Tabatinga. Più lontana dai turisti e più riparata dal vento, Tabatinga sembra la perla di un’ostrica, essendo avvolta da luminose e chiare falesie che ne ricordano la conchiglia.

Qui i singhiozzi di Tambaba sembrano attenuarsi: la natura e il silenzio ti avvolgono calorosamente. Per un momento ti sembrerà di non aver bisogno di nient’altro, se non di questa sensazione di completezza: sei parte anche tu di questa meraviglia. Ed è con questa sensazione addosso, che sono riuscita a sfuggire al canto ammaliante di quelle sirene: ero esattamente dove dovevo essere.

 

Da leggere…

Di Tiziano Terzani ho letto diversi libri, ma questo è il primo che vi suggerisco: “ un altro giro di giostra”. Non è facile consigliarvi questo titolo: significa affidarvi un amico intimo e fedele, che ho tenuto gelosamente per me fino ad ora. Ma un invito di Tiziano Terzani è proprio questo: condividere, allontanarsi dalla piccola e limitata idea dell’ io, del mio, di me. Quindi, non posso far altro che affidare anche a voi un libro che per me è stato fonte di profonda rassicurazione e grande fiducia.  È stato un focolare nelle mie ore più buie e più sole, dandomi luce e calore.

Un altro giro di giostra è un viaggio, ma non uno dei tanti che Tiziano Terzani ha fatto nel corso della sua vita. Perché unico? Perché è un viaggio che ha fatto dentro di sé quando ha scoperto di avere il cancro. Un libro che, restituendo dignità alla malattia e alla morte, rappresenta un  coraggioso inno alla vita, portando con sé una luce su questi due temi, che la nostra cultura relega nelle tenebre e nell’oscurità.

Il cambiamento di rotta, di pensiero, di vita, di spiritualità che Tiziano Terzani ha dovuto fare e ti racconta è stato per me come un messaggio trovato in una bottiglia di vetro, durante una traversata in un mare nuovo e tempestoso. Mi ha dato fiducia che da qualche parte, ci sono altre persone che hanno avuto o hanno l’ardore e il coraggio di mettersi in un viaggio lungo, unico, inspiegabile per molti, arduo. Mi ha confidato tra le righe che non sono sola.

E quindi, a tutti voi viaggiatori, chi per terre o chi dentro di sé, io vi invito a non avere paura, né quando la notte dura più del giorno, né quando la pioggia e il vento sono incessanti. Tutto questo viaggiare, tutto questo cercare ha un senso, che non è racchiuso nella meta verso cui stiamo andando, ma nei piedi che ci fanno male e nel peso dello zaino che ci portiamo dietro. È negli scorci che ci si presentano davanti e nelle persone che incontriamo. E non siamo mai solo noi. Il mare è pieno di messaggi in bottiglia pronti a soffiare vento sulle nostre vele. Questo è uno di quelli.

 

 

 

  • Cit. https://bit.ly/2nCtt5n

Scriptorium Cafè, Milano, Italia

Il lettore è un amante, è un viaggiatore, che vive una ricerca continua: cerca dentro se stesso, verso l’altro, nello spazio e nel tempo. Il lettore vede il mondo con mille e mille lenti diverse per colore e gradazione. Tra lettori ci si capisce, anche senza conoscersi.

E questo è quello che è successo quando ho incontrato Pasquale e Virginia, due veri lettori: ci siamo capiti, ci siamo trovati, parlavamo una lingua comune.

La storia che mi hanno raccontato sembra una vera e propria matrioska, dove all’interno convivono e si incastrano tante altre piccole storie. Il seme di tutte queste è il sentimento d’amore che lega Pasquale e Virginia alla lettura.

È entusiasmante ascoltarli: si completano a vicenda le frasi, mostrando di conoscersi non solo come persone, ma anche come lettori.  A tal proposito Virginia si definisce “monogama”, non può leggere più di un libro alla volta. L’importante però è che a casa ne abbia sempre un altro pronto da leggere. Si fa prestare e presta volentieri i libri, ma guai a chi non glieli restituisce!

Nella loro libreria puoi anche distinguere a chi appartengono rispettivamente i libri, basta guardare la costa: se è rovinata e segnata sono di Virginia, se appaiono come nuovi sono di Pasquale. Lui infatti non ama né prestare i libri né farseli prestare. Ecco perché potreste trovare anche due copie di uno stesso titolo in casa loro!

Nonostante tutte queste differenze, ciò che li accomuna è più forte. Ed è qui che si apre un altro pezzo di questa matrioska: lo Scriptorium Cafè.

In questo luogo hanno messo insieme un lavoro, quello di Pasquale, con una passione che hanno entrambi: qui cibo e libri convivono. La cura con cui viene scelto e preparato il menù è la stessa con cui vengono selezionati i titoli dei libri che troverete all’interno.

Questi ultimi sono tutti pubblicati da case editrici indipendenti, perché quello che Pasquale e Virginia non vogliono perdere è la relazione, sia con le persone che con i libri. La possibilità di poter avere un rapporto diretto e familiare con l’editore contribuisce non tanto all’idea della vendita del libro in quanto prodotto, quanto a quella di un desiderio comune di condividere una storia che vale la pena conoscere.   Inoltre, se voleste dei consigli su quali libri acquistare, potete chiedere direttamente a loro: nessun titolo arriva sugli scaffali dello Scriptorium Cafè se prima non è stato letto da Pasquale o Virginia.  Ma non temete, sarete i benvenuti anche con un vostro libro in mano, anche loro amano leggere in giro per la città e potranno quindi capire il vostro desiderio: ve l’avevo detto, sono lettori.

Da leggere…

Per due lettori come Pasquale e Virginia scegliere solo un titolo da segnalarvi non è stato facile. Ma alla fine sono riusciti ad identificare due libri che, secondo loro, dovete assolutamente leggere.

Iniziamo da Virginia. Il suo titolo è “Svegliare i leoni” di Ayelet Gundar-Goshen.  È la storia di un dottore che, guidando una notte, uccide in un incidente stradale un migrante e decide di scappare. Il corpo della storia è la ricostruzione non dei fatti di quella notte, bensì di ciò che succederà dopo. .

Pasquale vi consiglia invece “Il bisogno di libertà” di Larsson. Un tema, quello della libertà, che nonostante l’autore affronti con una sorta di autobiografia, riguarda tutti noi. Ecco Larsson riesce, in questo libro, a riportare il valore della libertà ad una dimensione quotidiana, che tutti noi possiamo vivere.

Infine c’è il mio titolo, ed è “Oscar e la dama in rosa”, di Éric-Emmanuel Schmitt. L’ho scelto perché, anche questo, è la storia di un incontro tra due persone molto diverse tra loro ma che, nonostante questo, riescono a trovarsi intimamente e profondamente. Il racconto del rapporto tra Oscar e Nonna Rose ci ricorda che ogni persona che incontriamo lungo la strada della nostra vita può essere un’occasione per arricchirsi e trasformarsi. Che possiamo sempre imparare e stupirci. Che  quello che cambia l’esistenza delle persone non sono solo i grandi avvenimenti, ma anche i piccoli gesti. Che quando ci relazioniamo così profondamente e sinceramente con un’altra persona, quello che doniamo all’altro crea anche uno spazio dentro di noi per prendere tutto quello che ancora non abbiamo e non conosciamo. Che in fin dei conti l’eterno è un’altra cosa che il semplice poter vivere per sempre: è un’istante di luce abbagliante che non si spegnerà mai.

Piazza Gae Aulenti, Milano, Italia

Sei circondato dal vetro, da una modernità monocromatica. Se in più sopra ci metti il cielo di Milano, sai che nemmeno il giallo del sole e l’azzurro del cielo sono assicurati. Le nuvole invece si abbinano perfettamente ai colori dei grattacieli e della piazza. Sei circondato principalmente da negozi e uffici. Regna una rigida geometria.

Ma, nonostante tutti questi elementi che mi trasmettono una forte impersonalità, piazza Gae Aulenti è riuscita a conquistarmi. Se dovessi scegliere tra antico e moderno, infatti, io sceglierei il primo.

I contrasti qua sono affascinanti. È il suono dell’acqua che vince sulle suonerie incessanti dei cellulari. La moltitudine di persone colorate che hanno la meglio sul grigio. Il silenzio che puoi gustarti anche se a Milano. Perché la verità è che non importa tanto il luogo in cui ti trovi, ma quello che ci metti dentro.

Io dentro a piazza Gae Aulenti ci ho messo il legame che vivo con una città che non è quella mia natale. Sperimento l’intimità di una relazione che cerca di crescere nonostante le differenze che ci separano. Qua io e Milano ci siamo incontrate profondamente e sinceramente, qua mi sembra un po’ la mia città.

Milano cambia velocemente, e piazza Gae Aulenti e il quartiere in cui è situata ne sono la prova. Un cambiamento che non si arresta e va avanti, per costruire il nuovo e ricostruire il vecchio. Al centro di questa piazza c’è una “panchina sociale”. Io vi consiglio di stendervi qui con il vostro libro: mettetevi nel posto più vicino all’acqua che trovate e incastonate il libro nel cielo. Vi sembrerà di essere sottosopra, il cielo non è vuoto ma è graffiato dalla torre dell’Unicredit.

Godetevi Milano in un modo in cui non avete mai fatto, al rovescio.

 

Da leggere…

Ho scelto questo libro guidata dai contrasti che vivo quando sono in questa piazza. Sto parlando del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. La contraddizione è insita già nella narrazione, che viene intrapresa da Nick Carraway, simbolo di un mondo opposto a quello del vero protagonista. Ma i contrasti più evidenti li porta con sé Gatsby: apparentemente un personaggio dedito allo sfarzo e ai vizi, è in realtà un uomo ancorato a un passato fatto di sogni e di speranze, che cerca di riproporre in ogni modo nel suo tempo presente. Potreste innamorarvi della sua ingenuità e del suo legame con quella luce verde che per lui mai si spegne. Potreste anche ritenerlo uno sciocco. Ma chi crede con cuore e anima in qualcosa, non lo è mai.

MAM, Milano, Italia

Incontrare Veronica è stato come essere travolta da un vento rigenerante e, quindi, non è facile per me ora raccontare questo incontro avvincente racchiudendo in poche parole la sua incredibile energia e vitalità.

Veronica è la proprietaria nonché l’ideatrice del MAM, il luogo in cui mi sono imbattuta mentre passeggiavo tra le vie milanesi in zona Porta Romana. In realtà questo non è solo un luogo, è una storia e come tutte le storie anche questa comincia con un titolo: MAM, Milano Amore Mio. Lei me l’ha raccontata partendo da un libro che tiene proprio lì: “l’arte della guerra” di Sun Tzu, da leggere e da colorare. Già, proprio così, da colorare.  Per Veronica questo libro infatti è la metafora della filosofia del MAM, che vede mescolarsi contemporaneamente un luogo fisico, fatto di dettagli e di colori ad un’emotività che ne scaturisce.

Vi sono tante altre cose che qui è possibile vivere, sta a voi scegliere come: le persone che potrebbero sedersi accanto a voi nei tavoli condivisi, i libri da colorare a disposizione per tutti, il tempo che trascorrerete al suo interno. Lo spazio che vi circonda risente di tutta la creatività e l’esperienza passata di Veronica, che nasce come arredatrice prima e proprietaria di un negozio vintage poi.

Guardatevi attorno e lasciate che i vostri occhi si perdano tra quei mille dettagli di arredi e colori che, seppur diversi, convivono sorprendentemente insieme. Il tutto è accompagnato, durante l’orario dei pasti, da una cucina vegetariana di ispirazione ebraica. All’inizio temevo che questa scelta ricadesse su una superficiale tendenza attuale, ma Veronica ha poi spazzato via ogni incertezza raccontandomi che questa decisione ha sempre a che vedere con una storia che vuole condividere.  La tradizione culinaria ebraica è infatti una sorta di cucina narrativa, intrisa di storia: ne è letteralmente ripiena con i suoi sapori, odori e contaminazioni che si sovrappongono e si mescolano alla storia del suo popolo.

Veronica mi ha poi confidato di aver letto i suoi libri in moltissimi posti diversi, immergendosi e perdendosi dentro la storia che aveva tra le mani. Si è quindi entusiasmata all’idea che io potessi invitarvi a leggere proprio qui, nel suo luogo. Mentre parlavamo ha definito la lettura un “luogo di salvezza dell’anima”. Non trovate che sia bellissima come affermazione? Per me è meravigliosa, è come se restituisse alla lettura una dignità che sembra ormai andata perduta, come se dicesse che non possiamo fare a meno di leggere, il nostro spirito ne ha bisogno. Lei dice anche che c’è un altro luogo di salvezza della sua anima, il ricamo, sottolineando che se ne avesse la possibilità farebbe solo queste due attività nella sua vita, leggere e ricamare. Veronica desiderava che scrivessi questi suoi pensieri. Perché questo ha fatto Veronica durante il nostro incontro, si è raccontata sempre con il sorriso e senza mai essere scontata, condividendo il suo mondo interiore che nel MAM si è fuso con l’arredo, i colori e la musica, anch’essa scelta con cura.

Il MAM è quindi una storia d’amore verso Milano, verso le persone che ci abitano e anche verso quelle che sono solo di passaggio. Andate a scoprire questa storia.

Da leggere…

Veronica non ha alcun dubbio sul libro da consigliarci: il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.

Perché?” le domando.

“[…] È una storia di donna, d’amore. È la storia delle storie. Per qui è perfetto”.  Sono queste le uniche parole con cui riesce a descrivermi questo libro.  Io non l’ho mai letto , ma non ho bisogno di sapere di più per farlo. A me è bastato vedere il suo entusiasmo nel parlarmene.  E sorridendo aggiunge che sono veramente fortunata, perché lo leggerò per la prima volta.  Anche voi siete tra i fortunati?

Per quanto riguarda il mio consiglio, vi confido che non sono riuscita a scegliere un libro senza prima consultarmi con Veronica. Temevo di mettere dentro questo luogo una storia che non c’entrasse nulla. E non volevo correre questo rischio, visto che il MAM di per sé è già una storia.  Insieme abbiamo quindi scelto Martin Eden di Jack London per il suo realismo. È la storia di una vita vera, raccontata e vissuta in tutte le sue contraddizioni, limiti e fatiche che l’uomo vive non solo quando desidera ardentemente arrivare alla sua meta, ma anche quando riesce davvero a raggiungerla. Vivere il sogno che abbiamo realizzato può rivelarsi molto distante dalle nostre aspettative, rivelandosi ciò che in realtà non volevamo per noi stessi.

Crêpe-ology, Galle, Sri Lanka

Lo Sri Lanka si muove a ritmo della Terra. Si sveglia con i suoni della natura, il primo mattino ha il sapore del cocco e del riso, l’odore intenso del pesce fresco e ancor più di quello secco. Il rumore di passi veloci di persone che si affrettano verso il mercato. Ha la voce dell’oceano che mai si riposa.

La Natura è intrinseca alla vita di questo Paese. E come tutte le relazioni intime e profonde, questa non si distrugge mai, anche quando qualcosa lo rompe.

Come il 26 dicembre del 2004, quando uno tsunami, improvviso e violento,  ha violato quest’isola,  portando via con sé anche la vita che le persone  conoscevano e sapevano vivere. L’anima dello Sri Lanka si porta dentro questa cicatrice, che sta curando con costanza, amore e grandissima dignità. Riconosci tutte queste virtù nei sorrisi dei bambini, quando spensierati si tuffano in acqua lasciandosi inseguire dalle onde.

A prendere parte a questo meraviglioso progetto di ricostruzione c’è stato anche Murray, uno dei fondatori di Crêpe-ology. 

Dopo l’impegno nell’aiuto umanitario ha infatti incontrato Seema Moceri nel 2008 e insieme hanno dato vita a questo luogo che mischia sapori, odori, vestiti, gioielli, design in una cornice unica: la città di Galle.

Galle è una gemma di storia vivente e pulsante al sud dello Sri Lanka. Una volta arrivati dirigetevi subito verso la “città vecchia”, il quartiere olandese. Quando arriverete qui non vi sembrerà di aver percorso un pezzo di strada bensì un viaggio nel tempo: siete tornati nel 1700. Perdetevi nelle stradine poco affollate su cui si affacciano innumerevoli case e negozi all’interno delle mura del Forte. Perdetevi in un piccolo museo a cielo aperto. Lasciatevi andare e non preoccupatevi del tempo, dopotutto avete più di 300 anni davanti a voi.

 

 

Da leggere…

Dovreste già conoscere questo titolo, è lo stesso che vi avevo precedentemente consigliato per un altro luogo sempre in Sri Lanka. Per chi non lo sapesse sto parlando di Siddharta di Herman Hesse. Attratta dalla spiritualità di questo luogo, mi ci sono voluta addentrare ancora più nel profondo.

Leggere Siddharta in un Paese dove i monaci si mescolano silenziosi tra la folla fa assumere alla storia narrata un vero e proprio colore: quello arancione delle inconfondibili e umili tuniche che loro indossano. È proprio su questo sfondo colorato che si incastona una vera e propria rivoluzione contenuta in questa storia, dove Hesse ci urla che noi e l’universo siamo una cosa sola. Noi siamo l’universo. E siamo già perfetti così, con le nostre imperfezioni, nella nostra nuda umanità. E improvvisamente non siamo più nemmeno soli, siamo parte di un progetto più vasto.

Se fino ad oggi abbiamo ritenuto che potessimo trovare le risposte alle nostre domande solo fuori di noi, questa storia ci insegna tutto il contrario: dentro di noi abbiamo già tutto quello che ci serve per diventare la forma migliore di noi stessi, abbiamo solo bisogno di imparare ad ascoltarci e a vivere secondo ciò che profondamente siamo.

The Empire Cafè, Kandy, Sri Lanka

Se vi dovessi descrivere lo Sri Lanka con una sola parola userei senza dubbio questa: “scoperta”.

È una terra piena di vita.  La trovi nella forza straripante dell’oceano, negli intrecci spettacolari dei tronchi degli alberi. Negli occhi dei bambini che ti guardano affascinati e meravigliati. Nelle persone che ti salutano per strada. Nel cibo speziato e ancora di più in quello che mangi con le mani, mescolandoti agli abitanti e alle antiche tradizioni locali. Nei  passi lenti silenziosi dei monaci che si muovono nella folla rapida e assordante. Nei piedi scalzi a contatto con madre Terra all’interno dei templi. La vita la trovi in giro per le strade, non è rinchiusa in nessun ufficio e dietro nessuno schermo, ti si offre davanti come uno spettacolo a volte doloroso e toccante, come quando vedi una povertà dilagante e sconfortante, e altre volte surrealistico, come quando ti imbatti in un elefante che  attraversa la strada proprio davanti a te o in un paesaggio da toglierti il fiato per tanta bellezza che esiste in questo mondo.

I primi mercanti arabi avevano chiamato quest’isola Serendip, parola dalla quale deriva quella inglese “serendipity”, e cioè l’inaspettata scoperta di qualcosa di inatteso e non ricercato. Pensate davvero che sia solo un caso?  Io no. Ho vissuto tale scoperta  come un’ulteriore conferma di una sensazione che mi porto dentro mentre sono ancora in viaggio. Quella sensazione che mi suggerisce che non sono stata io a scegliere lo Sri Lanka come destinazione del mio viaggio, è stato lui a scegliere me. La serendipità dà senso alla tua storia e allontana l’impersonalità del caso.  E sembra che, con la stessa serendipità, incontri i luoghi che scelgo per leggere e trovare un po’ di pace con il mio fedele libro.  Li scelgo perché quando li vedo mi rapiscono l’occhio e il cuore.

A Kandy mi sono imbattuta nel The Empire Cafè. Questa città si trova nel cuore dello Sri Lanka e non solo geograficamente parlando. Circondata da verdi colline, ha rappresentato l’ultimo baluardo ribelle dell’indipendenza singalese durante l’epoca coloniale, diventando così nel tempo la capitale culturale dell’intera isola.

Scappate dal fragore e dalla fretta del traffico, costeggiate il lago e il Tempio del Dente, il santuario buddista più importante di tutto il Paese. Vi ritroverete al centro di una corrente spirituale che viene sospinta, alla vostra sinistra, da una natura silenziosa che cambia colore con il sole, e, alla vostra destra, da un andirivieni di persone vestite di bianco che si recano pieni di fiori in offerta al Tempio.

Potreste arrivare al The Empire Cafè solo seguendo questi petali che sfuggono dalle mani delle persone durante il tragitto verso il Tempio.  Il luogo è situato al piano terra dell’hotel Olde Empire, non sarà solo la sua posizione ad attrarvi ma anche i colori sgargianti e inaspettatamente calorosi e accoglienti. Se siete curiosi di conoscere questo luogo più da vicino, una sua piccola presentazione la troverete direttamente sul menù. Ti invitano loro stessi a viverti questo luogo come un riparo fermo e silenzioso in mezzo ad una città movimentata e rumorosa. Ma poi ci sono anche i colori e i sapori di una terra affascinante ed entusiasmante: gustateveli tutti, con tutti e sei i sensi. Qual è il sesto? È il vostro intuito, che vi indica con il dito una porzione di felicità.

 

Da leggere…

È la spiritualità soprattutto che mi attrae qui. Non che in Italia non ci sia, ma sembra essere confinata nei luoghi di culto, non la trovi passeggiando per strada. Qui sì: è parte quotidiana della tua vita. Persino quando sei sull’autobus, l’autista si ferma davanti a un tempio per far lasciare le offerte raccolte. Che meraviglia.

Volevo addentrarmi ancora più profondamente in questa religione affascinante. Ho quindi scelto Siddharta di Herman Hesse come fedele compagno per questo sorprendente viaggio. Ma lo dovete dividere in due parti, e in questo luogo vi invito a leggere la prima. Qual è? La nota introduttiva di Massimo Mila. Queste poche pagine costituiscono un libro dentro al libro: non è infatti solo l’introduzione alla storia, alla figura di Siddharta e alla dottrina del culto brahmanico, ma allo spirito con cui il lettore deve approcciarsi alla ricerca narrata.

Siate tra coloro che cercano. Siate tra coloro che non si accontentano della superficie della vita così come la percepiamo solo con i nostri occhi. Siate tra i tormentati, che tormento non è agitazione, ma attesa famelica della scoperta di un senso più grande che sappiamo esserci. Nascosto da qualche parte di questo mondo, chissà dove, non importa. C’è.

Siate tra coloro che si conoscono realmente e profondamente. Siate tra coloro che si stupiscano di questo. Si spaventino anche, ma perseverano. Siate tra coloro che forse cammineranno da soli, ma avranno gambe forti abbastanza da arrivare fino in cima alla montagna. Siate tra coloro che solitudine non è isolamento, ma unione con il mondo che ci circonda. E mondo sono soprattutto le montagne, gli alberi, i pianeti e tutte le stelle. Mondo è su nel cielo e anche oltre. Siate tra coloro non che riescano, ma che non smettono mai di tentare. Perché anche solo in quel tentativo si trova una vita che appartiene a noi e a nessun altro. Troviamo noi, come non ci siamo mai conosciuti. Questo è il vivere.

 

Coffice, Milano, Italia

La prima volta che sono entrata da Coffice, sono stata completamente presa in contropiede. Attratta dai morbidi colori e da un buffet ricco ed invitante, ero infatti convinta di entrare in un bar che funzionasse come tutti gli altri: entri, ti siedi, consumi, paghi e arrivederci. E invece no: la persona che mi accoglie, mi spiega che avrei dovuto pagare il mio tempo che avrei trascorso all’ interno.

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“Ah”, ho risposto. Ma al contempo credo di aver fatto una chiara espressione a forma di punto interrogativo, perché il ragazzo ha cominciato a spiegarmi, con un grande sorriso e tanta pazienza, cosa intendesse con quella frase.

Così sono entrata letteralmente dentro alla filosofia “il tempo è denaro”. Qua siamo infatti chiamati ad essere ancora più responsabili di come trascorriamo il nostro tempo… lo paghiamo! E allora dobbiamo essere proprio sicuri di sfruttarlo al meglio per quello che abbiamo intenzione di fare in quel preciso istante.

Date meglio un’occhiata anche voi.

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Capito adesso?

Quando sono tornata al Coffice per fare questa intervista ho trovato la stessa persona ad accogliermi: è Alberto, il proprietario, il quale, di nuovo con il suo grande sorriso,  si è reso subito disponibile a scambiare due chiacchiere con me.

dsc_3714 Mi ha spiegato che questa idea di pagare il tempo nasce in Russia, ma lui e Irene, sua moglie, sono venuti in contatto con questa “filosofia” dopo un viaggio in Francia. Coffice quindi rappresenta non solo la voglia di portare in Italia un format innovativo, ma anche il bisogno di due giovani ragazzi che, quando hanno deciso di mettere su famiglia, si sono dovuti reinventare, venendo da un mondo completamente diverso, quello dello sport. Il format l’hanno comunque un po’ rivisitato, per avvicinarlo maggiormente alle abitudini di noi italiani:  se volete accomodarvi per bere un caffè volante infatti, siete comunque i benvenuti.

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La personalizzazione di Coffice da parte di Irene e Alberto si nasconde in realtà un po’ ovunque: nei mobili (alcuni disegnati da loro), nei colori e negli eventi che Coffice organizza. Il loro desiderio è infatti quello di mettere a disposizione uno spazio dove le persone possano condividere insieme il loro tempo non solo per lavorare, ma anche per fare qualcosa che ci piace. Io ovviamente vi invito ad entrare con un libro in mano, un modo per lasciarsi alle spalle quei ritmi frenetici quotidiani da cui ci lasciamo troppo spesso trascinare. Entrateci anche a mani vuote, non importa, i libri e la lettura qua sono dei protagonisti attivi qui: all’interno troverete infatti dei punti di bookcrossing, nei quali lasciare i vostri libri terminati e prenderne dei nuovi gratuitamente. Inoltre se non volete vivervi un libro da soli, qua potete trovate una buona compagnia dal nome “Menti Aperte”,  due club di lettura sui quali trovate tutte le informazioni sulla pagina Facebook di Coffice.

Beh, avete bisogno di altri motivi per provare Coffice? Io non credo.

Basta perdete tempo, consumatelo.

 

 

Da leggere…

Quando aumentano le persone coinvolte in un luogo, aumentano anche i titoli consigliati. Quindi questa volta ne avete ben tre.

Irene vi propone “L’ombra del vento” dello spagnolo Carlos Ruiz Zafon. Un romanzo ambientato tra gli anni ’40-‘50 a Barcellona, il cui protagonista è Daniel, un bambino di undici anni che entra in possesso del libro di Julian Carax, l’ombra del vento appunto. Ed è proprio da questo libro nel libro che parte tutta la sua avventura, la quale si intreccia, nello stesso tempo, con altre storie appartenenti ad uno dei periodi storici più bui della Spagna, quello della guerra civile.

Alberto cambia genere invece e vi suggerisce un giallo “Pioggia Nera” di Lehane Dennis. Il protagonista è Patrick Kenzie, un ragazzo che decide di indagare sul suicidio di una ragazza incontrata circa  sei mesi prima. Per come l’aveva conosciuta lui, infatti, non credeva possibile che Karen potesse compiere un gesto del genere. E mano a mano che scopre tutto quello che le è accaduto in questi sei mesi, si rende conto che al caso non è stato affidato proprio nulla. Era tutto un piano.

Ora tocca a me invece. E io vi consiglio a gran voce “Al giardino ancora non l’ho detto”, di Pia Pera, perché si incastona perfettamente con questo luogo. Entrambi racchiudono la consapevolezza di un tempo prezioso e inarrestabile allo stesso tempo. Prendetelo alla lettera questo titolo, perché l’autrice ci racconta veramente del rapporto con il suo giardino, a cui non ha detto che un giorno lei non andrà più a prendersi cura di lui: è malata di sclerosi laterale amiotrofica. Questo libro è un vero e proprio diario: è un regalo per tutti noi. Pia Pera ci fa entrare nelle sue emozioni più intense e profonde, di un tema come la morte, che da sempre accompagna la storia di noi uomini. Non ci ricorda quanto dobbiamo essere tristi e spaventati, ma quanto grati e capaci di vivere una vita che, soprattutto nel quotidiano e negli imprevisti, sappia andare avanti con audacia ed entusiasmo.

Perché la malattia e la morte possono colpire tutti noi e quello che ci distingue tra persone quindi non è solo quello che ci capita, ma quello che facciamo con le esperienze che segnano la nostra vita. Lei la sua malattia l’ha trasformata in un libro meraviglioso, che perdura nel tempo anche ora che non c’è più.  Pia Pera vive ancora dentro al suo libro e leggerlo è il modo più grande per ringraziarla di questo grande coraggio che ha avuto di testimoniare che la vita, a volte, può vincere anche sulla morte.

Type, Milano, Italia

Intervistare Elena è stato un po’ come chiacchierare con un’amica. Siamo coetanee, condividiamo quindi un sentimento comune, proprio della nostra generazione, che spesso ci porta a ricercare “risposte” lontano da casa.

A volte quindi abbiamo solo bisogno di un valido motivo per restare. Ed Elena l’ha trovato, si chiama Type.

fullsizerender-16“Type” è  il frutto di quasi sei mesi di lavoro serviti per renderlo a immagine e somiglianza della personalità della sua proprietaria. Non è quindi un caso la scelta degli arredi: il colore dominante è il nero e  il materiale è il legno.

Non fermatevi all’apparenza però, perché non c’è nulla di tetro o triste in questo, entrambi sono infatti i simboli dell’amore di Elena per il freddo e la montagna.

 

fullsizerender-18Le pareti del locale raccontano le passioni di Elena: quella nera è dedicata alle illustrazioni che le piacciono, ma anche alle sue realizzazioni grafiche.

 

La parete di legno è invece al servizio della creatività di qualsiasi artista che abbia il coraggio e la voglia di mettersi in gioco, sempre con l’approvazione di Elena ovviamente. Non abituatevi quindi a quello che trovate esposto su questa parete, cambia periodicamente. Anzi alcuni di voi potrebbero essere i prossimi artisti, no?!

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Insomma se andate al Type è un po’ come se entraste a casa di Elena. E io mi sono proprio sentita parte di questa idea.  Un merito particolare va alla presenza del bancone dove potete sedervi e consumare. Dovete sapere infatti che ho un amore ingenuo e autentico per il bancone: mi ricorda la mia città e la bellezza di un tempo quotidiano che, per quanto piccolo, rappresenta la pausa giusta per riprendere fiato. Il bancone è secondo me il giusto confine che intercorre tra noi e l’altro: possiamo stare soli finché ne abbiamo voglia, e poi possiamo chiacchierare o con chi lavora dall’altra parte o con chi si siede accanto a noi.

Basta il tempo di un caffè per viverlo. Andate al Type.

 

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Da leggere…

Dovete sapere fin da subito che Elena non aveva libri da consigliarci. Leggere non è il suo forte, ha altre passioni. E parlandomi proprio di queste ho trovato l’ispirazione giusta per suggerirvi un particolare “lavoro”.

Togliete segnalibri e armatevi di matite, pennarelli o pastelli: al Type si colora. Vi sto parlando dei libri antistress da colorare, ormai se ne trovano dei più diversi in libreria. Io ho scelto i Mandala Prodigiosi.

Io l’ho fatto. Non vi nego che comprare questo libro è stata una sorta di sfida, ero molto scettica. Non vedevo un qualsiasi tipo di forza nascosta dietro all’azione del colorare. Se da piccoli ci piaceva tanto e ora non lo facciamo più un motivo ci sarà, mi dicevo. E invece è stata una nuova scoperta. Tendiamo sempre a sottovalutare il potere nascosto nelle piccole azioni e a diventare grandi dimenticandoci quei pezzi di infanzia che ancora ci salvano.

Secondo me infatti colorare ti permette di compiere un’azione liberandoti del pensiero. Puoi colorare il tuo disegno in maniera bella o brutta, non importa, non lo fai per il risultato che otterrai, il mandala ha delle componenti troppo piccole per immaginarsi già l’intero. Colori quindi per il semplice atto stesso del colorare e proprio questa azione è una piccola grande e sincera libertà che io vi consiglio di andarvi subito a riprendere.

 

Sul Ghiacciaio Presena, Vermiglio (TN), Italia

Cari lettori,

questa volta leggere avrà tutto un altro scenario, forse per voi inaspettato e persino bizzarro. Ma io su questo blog non vi voglio scettici, vi voglio curiosi.

Oggi vi consiglio di portare il vostro libro in cima ad una montagna e leggerlo ad alta quota. Ovviamente non una qualunque, ma quella dove sono arrivata io per e con la mia storia. Vi porto con me sul ghiacciaio Presena, vi porto a circa 3000 m.

foto-2Arrivarci è molto meno faticoso di quello che credete: è collegato a Passo del Tonale da due nuovi e moderni impianti di cabinovia che, dopo avervi lasciato su Passo Paradiso, vi accompagnano poi fino al ghiacciaio. Una volta usciti dirigetevi verso la pista da sci, il panorama vi si spalanca poi sulla sinistra. Andategli incontro e abbracciatelo. Godetevi la sensazione di far parte di un mondo che, nonostante tutto, è ancora meraviglioso.

Vi consiglio di riservarvi del tempo prima di prendere il libro e di rimanere così, fermi, a contemplare la bellezza che vi circonda. Sceglietevi un pezzo di cielo e prendetevelo.

 

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In questo luogo vi auguro di sentirvi felici, se fosse anche per un breve momento. Vi auguro di sentirvi voi stessi. Io lo ero. Per la sensazione di essere a un braccio dal cielo e a chilometri di distanza dal mondo e per quella di essere con tutta me stessa in quell’ esatto e preciso momento presente che troppe volte nella vita quotidiana viene nascosto da un futuro da pianificare e da un passato da sistemare.  Sapete cosa intendo?

foto-2-1Scegliendo questo luogo mi rivolgo soprattutto a quello spirito di esploratori e viaggiatori che alberga dentro noi lettori. Lo siamo di natura. Vivere con la testa e con il cuore storie, luoghi, persone che sono solo scritti nero su bianco richiede una grandissima predisposizione al viaggio, ad una meta. Risvegliatelo e viaggiate questa volta fisicamente fino in cima ad una montagna. Vi chiedo uno sforzo più grande dei precedenti, ma è solo alla fine della salita che l’orizzonte ti si può spalancare davanti.

La potenza questa volta ti travolgerà.

 

Da leggere…

C’è solo un libro a mio avviso che posso suggerirvi ed è la Lettera sulla felicità a Meneceo di Epicuro. Un po’ per la leggerezza fisica del libro. Un po’ è per la dimensione, in quanto può entrare in una grande e semplice tasca di una giacca da montagna. Un po’ è perché può essere letto tutto in poco tempo. Ma soprattutto è perché con le sue parole e i suoi concetti Epicuro sembra abbracciare il cielo e tutte le montagne che sono intorno a te in quel momento. E sembra abbracciare anche te, rassicurandoti sulla tua felicità e dandoci qualche istruzione per l’uso al riguardo.

Ci dice innanzitutto che di felicità ce n’è per tutti e in qualsiasi momento della nostra vita, ma soprattutto ci ammonisce su un’ingenua ricerca della felicità che è volta in avanti. Quindi se la state cercando affannosamente e assiduamente, potete anche fermarvi serenamente a riprendere fiato. Non è davanti a voi, chinate il capo. La felicità è proprio dentro di noi. E sapete che vuol dire questo? Che noi ne siamo i diretti responsabili.

Vi spaventa? Raccogliete la sfida, pare che questa vita sia l’unica chance che abbiamo per trovarla.  Svuotatevi di paure e pesi inutili e lasciateli sulla montagna, può tenerli tutti lei, è forte e dura abbastanza. Riempitevi di felicità e aria nuova e con questa riscendete fino a valle, ritornate al mondo depurati e privi di tossine. Provate ad essere felici. E quando sarà più difficile, non dimenticatevi del cielo a cui siete stati così vicini.

Siate quel pezzo di cielo che vi siete scelti e che ora portate dentro di voi.

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