Non ho il libro

Scriptorium Cafè, Milano, Italia

Il lettore è un amante, è un viaggiatore, che vive una ricerca continua: cerca dentro se stesso, verso l’altro, nello spazio e nel tempo. Il lettore vede il mondo con mille e mille lenti diverse per colore e gradazione. Tra lettori ci si capisce, anche senza conoscersi.

E questo è quello che è successo quando ho incontrato Pasquale e Virginia, due veri lettori: ci siamo capiti, ci siamo trovati, parlavamo una lingua comune.

La storia che mi hanno raccontato sembra una vera e propria matrioska, dove all’interno convivono e si incastrano tante altre piccole storie. Il seme di tutte queste è il sentimento d’amore che lega Pasquale e Virginia alla lettura.

È entusiasmante ascoltarli: si completano a vicenda le frasi, mostrando di conoscersi non solo come persone, ma anche come lettori.  A tal proposito Virginia si definisce “monogama”, non può leggere più di un libro alla volta. L’importante però è che a casa ne abbia sempre un altro pronto da leggere. Si fa prestare e presta volentieri i libri, ma guai a chi non glieli restituisce!

Nella loro libreria puoi anche distinguere a chi appartengono rispettivamente i libri, basta guardare la costa: se è rovinata e segnata sono di Virginia, se appaiono come nuovi sono di Pasquale. Lui infatti non ama né prestare i libri né farseli prestare. Ecco perché potreste trovare anche due copie di uno stesso titolo in casa loro!

Nonostante tutte queste differenze, ciò che li accomuna è più forte. Ed è qui che si apre un altro pezzo di questa matrioska: lo Scriptorium Cafè.

In questo luogo hanno messo insieme un lavoro, quello di Pasquale, con una passione che hanno entrambi: qui cibo e libri convivono. La cura con cui viene scelto e preparato il menù è la stessa con cui vengono selezionati i titoli dei libri che troverete all’interno.

Questi ultimi sono tutti pubblicati da case editrici indipendenti, perché quello che Pasquale e Virginia non vogliono perdere è la relazione, sia con le persone che con i libri. La possibilità di poter avere un rapporto diretto e familiare con l’editore contribuisce non tanto all’idea della vendita del libro in quanto prodotto, quanto a quella di un desiderio comune di condividere una storia che vale la pena conoscere.   Inoltre, se voleste dei consigli su quali libri acquistare, potete chiedere direttamente a loro: nessun titolo arriva sugli scaffali dello Scriptorium Cafè se prima non è stato letto da Pasquale o Virginia.  Ma non temete, sarete i benvenuti anche con un vostro libro in mano, anche loro amano leggere in giro per la città e potranno quindi capire il vostro desiderio: ve l’avevo detto, sono lettori.

Da leggere…

Per due lettori come Pasquale e Virginia scegliere solo un titolo da segnalarvi non è stato facile. Ma alla fine sono riusciti ad identificare due libri che, secondo loro, dovete assolutamente leggere.

Iniziamo da Virginia. Il suo titolo è “Svegliare i leoni” di Ayelet Gundar-Goshen.  È la storia di un dottore che, guidando una notte, uccide in un incidente stradale un migrante e decide di scappare. Il corpo della storia è la ricostruzione non dei fatti di quella notte, bensì di ciò che succederà dopo. .

Pasquale vi consiglia invece “Il bisogno di libertà” di Larsson. Un tema, quello della libertà, che nonostante l’autore affronti con una sorta di autobiografia, riguarda tutti noi. Ecco Larsson riesce, in questo libro, a riportare il valore della libertà ad una dimensione quotidiana, che tutti noi possiamo vivere.

Infine c’è il mio titolo, ed è “Oscar e la dama in rosa”, di Éric-Emmanuel Schmitt. L’ho scelto perché, anche questo, è la storia di un incontro tra due persone molto diverse tra loro ma che, nonostante questo, riescono a trovarsi intimamente e profondamente. Il racconto del rapporto tra Oscar e Nonna Rose ci ricorda che ogni persona che incontriamo lungo la strada della nostra vita può essere un’occasione per arricchirsi e trasformarsi. Che possiamo sempre imparare e stupirci. Che  quello che cambia l’esistenza delle persone non sono solo i grandi avvenimenti, ma anche i piccoli gesti. Che quando ci relazioniamo così profondamente e sinceramente con un’altra persona, quello che doniamo all’altro crea anche uno spazio dentro di noi per prendere tutto quello che ancora non abbiamo e non conosciamo. Che in fin dei conti l’eterno è un’altra cosa che il semplice poter vivere per sempre: è un’istante di luce abbagliante che non si spegnerà mai.

Coffice, Milano, Italia

La prima volta che sono entrata da Coffice, sono stata completamente presa in contropiede. Attratta dai morbidi colori e da un buffet ricco ed invitante, ero infatti convinta di entrare in un bar che funzionasse come tutti gli altri: entri, ti siedi, consumi, paghi e arrivederci. E invece no: la persona che mi accoglie, mi spiega che avrei dovuto pagare il mio tempo che avrei trascorso all’ interno.

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“Ah”, ho risposto. Ma al contempo credo di aver fatto una chiara espressione a forma di punto interrogativo, perché il ragazzo ha cominciato a spiegarmi, con un grande sorriso e tanta pazienza, cosa intendesse con quella frase.

Così sono entrata letteralmente dentro alla filosofia “il tempo è denaro”. Qua siamo infatti chiamati ad essere ancora più responsabili di come trascorriamo il nostro tempo… lo paghiamo! E allora dobbiamo essere proprio sicuri di sfruttarlo al meglio per quello che abbiamo intenzione di fare in quel preciso istante.

Date meglio un’occhiata anche voi.

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Capito adesso?

Quando sono tornata al Coffice per fare questa intervista ho trovato la stessa persona ad accogliermi: è Alberto, il proprietario, il quale, di nuovo con il suo grande sorriso,  si è reso subito disponibile a scambiare due chiacchiere con me.

dsc_3714 Mi ha spiegato che questa idea di pagare il tempo nasce in Russia, ma lui e Irene, sua moglie, sono venuti in contatto con questa “filosofia” dopo un viaggio in Francia. Coffice quindi rappresenta non solo la voglia di portare in Italia un format innovativo, ma anche il bisogno di due giovani ragazzi che, quando hanno deciso di mettere su famiglia, si sono dovuti reinventare, venendo da un mondo completamente diverso, quello dello sport. Il format l’hanno comunque un po’ rivisitato, per avvicinarlo maggiormente alle abitudini di noi italiani:  se volete accomodarvi per bere un caffè volante infatti, siete comunque i benvenuti.

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La personalizzazione di Coffice da parte di Irene e Alberto si nasconde in realtà un po’ ovunque: nei mobili (alcuni disegnati da loro), nei colori e negli eventi che Coffice organizza. Il loro desiderio è infatti quello di mettere a disposizione uno spazio dove le persone possano condividere insieme il loro tempo non solo per lavorare, ma anche per fare qualcosa che ci piace. Io ovviamente vi invito ad entrare con un libro in mano, un modo per lasciarsi alle spalle quei ritmi frenetici quotidiani da cui ci lasciamo troppo spesso trascinare. Entrateci anche a mani vuote, non importa, i libri e la lettura qua sono dei protagonisti attivi qui: all’interno troverete infatti dei punti di bookcrossing, nei quali lasciare i vostri libri terminati e prenderne dei nuovi gratuitamente. Inoltre se non volete vivervi un libro da soli, qua potete trovate una buona compagnia dal nome “Menti Aperte”,  due club di lettura sui quali trovate tutte le informazioni sulla pagina Facebook di Coffice.

Beh, avete bisogno di altri motivi per provare Coffice? Io non credo.

Basta perdete tempo, consumatelo.

 

 

Da leggere…

Quando aumentano le persone coinvolte in un luogo, aumentano anche i titoli consigliati. Quindi questa volta ne avete ben tre.

Irene vi propone “L’ombra del vento” dello spagnolo Carlos Ruiz Zafon. Un romanzo ambientato tra gli anni ’40-‘50 a Barcellona, il cui protagonista è Daniel, un bambino di undici anni che entra in possesso del libro di Julian Carax, l’ombra del vento appunto. Ed è proprio da questo libro nel libro che parte tutta la sua avventura, la quale si intreccia, nello stesso tempo, con altre storie appartenenti ad uno dei periodi storici più bui della Spagna, quello della guerra civile.

Alberto cambia genere invece e vi suggerisce un giallo “Pioggia Nera” di Lehane Dennis. Il protagonista è Patrick Kenzie, un ragazzo che decide di indagare sul suicidio di una ragazza incontrata circa  sei mesi prima. Per come l’aveva conosciuta lui, infatti, non credeva possibile che Karen potesse compiere un gesto del genere. E mano a mano che scopre tutto quello che le è accaduto in questi sei mesi, si rende conto che al caso non è stato affidato proprio nulla. Era tutto un piano.

Ora tocca a me invece. E io vi consiglio a gran voce “Al giardino ancora non l’ho detto”, di Pia Pera, perché si incastona perfettamente con questo luogo. Entrambi racchiudono la consapevolezza di un tempo prezioso e inarrestabile allo stesso tempo. Prendetelo alla lettera questo titolo, perché l’autrice ci racconta veramente del rapporto con il suo giardino, a cui non ha detto che un giorno lei non andrà più a prendersi cura di lui: è malata di sclerosi laterale amiotrofica. Questo libro è un vero e proprio diario: è un regalo per tutti noi. Pia Pera ci fa entrare nelle sue emozioni più intense e profonde, di un tema come la morte, che da sempre accompagna la storia di noi uomini. Non ci ricorda quanto dobbiamo essere tristi e spaventati, ma quanto grati e capaci di vivere una vita che, soprattutto nel quotidiano e negli imprevisti, sappia andare avanti con audacia ed entusiasmo.

Perché la malattia e la morte possono colpire tutti noi e quello che ci distingue tra persone quindi non è solo quello che ci capita, ma quello che facciamo con le esperienze che segnano la nostra vita. Lei la sua malattia l’ha trasformata in un libro meraviglioso, che perdura nel tempo anche ora che non c’è più.  Pia Pera vive ancora dentro al suo libro e leggerlo è il modo più grande per ringraziarla di questo grande coraggio che ha avuto di testimoniare che la vita, a volte, può vincere anche sulla morte.

Bookcrossing zone, Milano, Italia

Se siete letteralmente alla ricerca di un libro, vi segnalo questa crossing zone a Milano in via Uruguay, 14.

Non conoscete il bookcrossing? Andate a dare un’occhiata su http://www.bookcrossing-italy.com/

Forse non lo sapete ancora, ma ci sono libri in giro per la città che aspettano solo di incontrarvi.

“Liberiamo i libri per fare del mondo una biblioteca”

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Il Bistrot del Tempo Ritrovato, Milano, Italia

 

Il Bistrot del Tempo Ritrovato è un sogno rimasto per tanto tempo dentro a un cassetto di Luca e sua moglie Deborah. La voglia e il coraggio di aprirlo arrivano nel 2007.

dsc_2457L’idea  giunge dopo un viaggio negli Stati Uniti, dove già esistevano luoghi che mettevano insieme libri e servizi di somministrazione, e si va ad incastonare perfettamente con la loro passione per i libri.

Vedere soddisfatti diversi  bisogni in un solo luogo non è cosa da poco: potete mangiare, bere, leggere, lavorare, studiare, comprare un libro. Io le ho fatto praticamente tutte queste cose, immergendomi completamente in quell’ atmosfera di accoglienza e di condivisione che Luca e Deborah vogliono trasmetterci.

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Da fedeli librai il loro desiderio è quello di far incontrare i libri con le persone, di avvicinarle a una cultura letteraria che, con il passare del tempo, sembra essere sempre più legata a contesti accademici ed economicamente costosi.
dsc_2473Non è così. I libri, la letteratura sono per tutti e di tutti e questa convinzione permea intensamente il luogo in ogni suo angolo: te lo dicono i muri, le porte, i tavoli e quella cornice che ti avvolge, che sono i libri stessi.

Scordatevi i best-seller, la ricerca dei titoli è molto più sottile. Perché non parliamo solo di interesse e di cultura, ma anche di passione e basta una scintilla per accenderla.  Provate a cercarla, diamo la possibilità ai libri di far parte della nostra giornata.

Devi solo ritrovare il tempo, il tuo.

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Da leggere…

Luca ti suggerisce “Solo il mimo canta al limitare del bosco”, di Walter Tevis. Per lui è stato letteralmente folgorante, non solo questo libro ma l’autore in generale. Sono conosciuti più i suoi film che i suoi libri da cui sono tratti, un vero peccato per uno scrittore, non trovate? La storia costituisce una distopia postmoderna, ambientata in un futuro che mi chiedo se sia davvero così tanto lontano. A voi la curiosità di porvi la stessa domanda.

Io ti consiglio “Papalagi, discorso del Capo Tuiavii di Tiavea delle Isole Samoa”. Cominciamo con il dire che il Papalagi siamo noi, l’uomo bianco. Tuiavii invece è un capo indigeno delle Isole Samoa che è entrato in contatto con la nostra civiltà in seguito ad un viaggio in Europa. Rappresenta l’occasione per guardarci con occhi esterni e completamenti diversi dai nostri e farci due domande in più rispetto a dei modi di vivere che forse sono più consolidati nella nostra cultura che nella nostra natura.