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Piazza Gae Aulenti, Milano, Italia

Sei circondato dal vetro, da una modernità monocromatica. Se in più sopra ci metti il cielo di Milano, sai che nemmeno il giallo del sole e l’azzurro del cielo sono assicurati. Le nuvole invece si abbinano perfettamente ai colori dei grattacieli e della piazza. Sei circondato principalmente da negozi e uffici. Regna una rigida geometria.

Ma, nonostante tutti questi elementi che mi trasmettono una forte impersonalità, piazza Gae Aulenti è riuscita a conquistarmi. Se dovessi scegliere tra antico e moderno, infatti, io sceglierei il primo.

I contrasti qua sono affascinanti. È il suono dell’acqua che vince sulle suonerie incessanti dei cellulari. La moltitudine di persone colorate che hanno la meglio sul grigio. Il silenzio che puoi gustarti anche se a Milano. Perché la verità è che non importa tanto il luogo in cui ti trovi, ma quello che ci metti dentro.

Io dentro a piazza Gae Aulenti ci ho messo il legame che vivo con una città che non è quella mia natale. Sperimento l’intimità di una relazione che cerca di crescere nonostante le differenze che ci separano. Qua io e Milano ci siamo incontrate profondamente e sinceramente, qua mi sembra un po’ la mia città.

Milano cambia velocemente, e piazza Gae Aulenti e il quartiere in cui è situata ne sono la prova. Un cambiamento che non si arresta e va avanti, per costruire il nuovo e ricostruire il vecchio. Al centro di questa piazza c’è una “panchina sociale”. Io vi consiglio di stendervi qui con il vostro libro: mettetevi nel posto più vicino all’acqua che trovate e incastonate il libro nel cielo. Vi sembrerà di essere sottosopra, il cielo non è vuoto ma è graffiato dalla torre dell’Unicredit.

Godetevi Milano in un modo in cui non avete mai fatto, al rovescio.

 

Da leggere…

Ho scelto questo libro guidata dai contrasti che vivo quando sono in questa piazza. Sto parlando del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. La contraddizione è insita già nella narrazione, che viene intrapresa da Nick Carraway, simbolo di un mondo opposto a quello del vero protagonista. Ma i contrasti più evidenti li porta con sé Gatsby: apparentemente un personaggio dedito allo sfarzo e ai vizi, è in realtà un uomo ancorato a un passato fatto di sogni e di speranze, che cerca di riproporre in ogni modo nel suo tempo presente. Potreste innamorarvi della sua ingenuità e del suo legame con quella luce verde che per lui mai si spegne. Potreste anche ritenerlo uno sciocco. Ma chi crede con cuore e anima in qualcosa, non lo è mai.

MAM, Milano, Italia

Incontrare Veronica è stato come essere travolta da un vento rigenerante e, quindi, non è facile per me ora raccontare questo incontro avvincente racchiudendo in poche parole la sua incredibile energia e vitalità.

Veronica è la proprietaria nonché l’ideatrice del MAM, il luogo in cui mi sono imbattuta mentre passeggiavo tra le vie milanesi in zona Porta Romana. In realtà questo non è solo un luogo, è una storia e come tutte le storie anche questa comincia con un titolo: MAM, Milano Amore Mio. Lei me l’ha raccontata partendo da un libro che tiene proprio lì: “l’arte della guerra” di Sun Tzu, da leggere e da colorare. Già, proprio così, da colorare.  Per Veronica questo libro infatti è la metafora della filosofia del MAM, che vede mescolarsi contemporaneamente un luogo fisico, fatto di dettagli e di colori ad un’emotività che ne scaturisce.

Vi sono tante altre cose che qui è possibile vivere, sta a voi scegliere come: le persone che potrebbero sedersi accanto a voi nei tavoli condivisi, i libri da colorare a disposizione per tutti, il tempo che trascorrerete al suo interno. Lo spazio che vi circonda risente di tutta la creatività e l’esperienza passata di Veronica, che nasce come arredatrice prima e proprietaria di un negozio vintage poi.

Guardatevi attorno e lasciate che i vostri occhi si perdano tra quei mille dettagli di arredi e colori che, seppur diversi, convivono sorprendentemente insieme. Il tutto è accompagnato, durante l’orario dei pasti, da una cucina vegetariana di ispirazione ebraica. All’inizio temevo che questa scelta ricadesse su una superficiale tendenza attuale, ma Veronica ha poi spazzato via ogni incertezza raccontandomi che questa decisione ha sempre a che vedere con una storia che vuole condividere.  La tradizione culinaria ebraica è infatti una sorta di cucina narrativa, intrisa di storia: ne è letteralmente ripiena con i suoi sapori, odori e contaminazioni che si sovrappongono e si mescolano alla storia del suo popolo.

Veronica mi ha poi confidato di aver letto i suoi libri in moltissimi posti diversi, immergendosi e perdendosi dentro la storia che aveva tra le mani. Si è quindi entusiasmata all’idea che io potessi invitarvi a leggere proprio qui, nel suo luogo. Mentre parlavamo ha definito la lettura un “luogo di salvezza dell’anima”. Non trovate che sia bellissima come affermazione? Per me è meravigliosa, è come se restituisse alla lettura una dignità che sembra ormai andata perduta, come se dicesse che non possiamo fare a meno di leggere, il nostro spirito ne ha bisogno. Lei dice anche che c’è un altro luogo di salvezza della sua anima, il ricamo, sottolineando che se ne avesse la possibilità farebbe solo queste due attività nella sua vita, leggere e ricamare. Veronica desiderava che scrivessi questi suoi pensieri. Perché questo ha fatto Veronica durante il nostro incontro, si è raccontata sempre con il sorriso e senza mai essere scontata, condividendo il suo mondo interiore che nel MAM si è fuso con l’arredo, i colori e la musica, anch’essa scelta con cura.

Il MAM è quindi una storia d’amore verso Milano, verso le persone che ci abitano e anche verso quelle che sono solo di passaggio. Andate a scoprire questa storia.

Da leggere…

Veronica non ha alcun dubbio sul libro da consigliarci: il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.

Perché?” le domando.

“[…] È una storia di donna, d’amore. È la storia delle storie. Per qui è perfetto”.  Sono queste le uniche parole con cui riesce a descrivermi questo libro.  Io non l’ho mai letto , ma non ho bisogno di sapere di più per farlo. A me è bastato vedere il suo entusiasmo nel parlarmene.  E sorridendo aggiunge che sono veramente fortunata, perché lo leggerò per la prima volta.  Anche voi siete tra i fortunati?

Per quanto riguarda il mio consiglio, vi confido che non sono riuscita a scegliere un libro senza prima consultarmi con Veronica. Temevo di mettere dentro questo luogo una storia che non c’entrasse nulla. E non volevo correre questo rischio, visto che il MAM di per sé è già una storia.  Insieme abbiamo quindi scelto Martin Eden di Jack London per il suo realismo. È la storia di una vita vera, raccontata e vissuta in tutte le sue contraddizioni, limiti e fatiche che l’uomo vive non solo quando desidera ardentemente arrivare alla sua meta, ma anche quando riesce davvero a raggiungerla. Vivere il sogno che abbiamo realizzato può rivelarsi molto distante dalle nostre aspettative, rivelandosi ciò che in realtà non volevamo per noi stessi.

Crêpe-ology, Galle, Sri Lanka

Lo Sri Lanka si muove a ritmo della Terra. Si sveglia con i suoni della natura, il primo mattino ha il sapore del cocco e del riso, l’odore intenso del pesce fresco e ancor più di quello secco. Il rumore di passi veloci di persone che si affrettano verso il mercato. Ha la voce dell’oceano che mai si riposa.

La Natura è intrinseca alla vita di questo Paese. E come tutte le relazioni intime e profonde, questa non si distrugge mai, anche quando qualcosa lo rompe.

Come il 26 dicembre del 2004, quando uno tsunami, improvviso e violento,  ha violato quest’isola,  portando via con sé anche la vita che le persone  conoscevano e sapevano vivere. L’anima dello Sri Lanka si porta dentro questa cicatrice, che sta curando con costanza, amore e grandissima dignità. Riconosci tutte queste virtù nei sorrisi dei bambini, quando spensierati si tuffano in acqua lasciandosi inseguire dalle onde.

A prendere parte a questo meraviglioso progetto di ricostruzione c’è stato anche Murray, uno dei fondatori di Crêpe-ology. 

Dopo l’impegno nell’aiuto umanitario ha infatti incontrato Seema Moceri nel 2008 e insieme hanno dato vita a questo luogo che mischia sapori, odori, vestiti, gioielli, design in una cornice unica: la città di Galle.

Galle è una gemma di storia vivente e pulsante al sud dello Sri Lanka. Una volta arrivati dirigetevi subito verso la “città vecchia”, il quartiere olandese. Quando arriverete qui non vi sembrerà di aver percorso un pezzo di strada bensì un viaggio nel tempo: siete tornati nel 1700. Perdetevi nelle stradine poco affollate su cui si affacciano innumerevoli case e negozi all’interno delle mura del Forte. Perdetevi in un piccolo museo a cielo aperto. Lasciatevi andare e non preoccupatevi del tempo, dopotutto avete più di 300 anni davanti a voi.

 

 

Da leggere…

Dovreste già conoscere questo titolo, è lo stesso che vi avevo precedentemente consigliato per un altro luogo sempre in Sri Lanka. Per chi non lo sapesse sto parlando di Siddharta di Herman Hesse. Attratta dalla spiritualità di questo luogo, mi ci sono voluta addentrare ancora più nel profondo.

Leggere Siddharta in un Paese dove i monaci si mescolano silenziosi tra la folla fa assumere alla storia narrata un vero e proprio colore: quello arancione delle inconfondibili e umili tuniche che loro indossano. È proprio su questo sfondo colorato che si incastona una vera e propria rivoluzione contenuta in questa storia, dove Hesse ci urla che noi e l’universo siamo una cosa sola. Noi siamo l’universo. E siamo già perfetti così, con le nostre imperfezioni, nella nostra nuda umanità. E improvvisamente non siamo più nemmeno soli, siamo parte di un progetto più vasto.

Se fino ad oggi abbiamo ritenuto che potessimo trovare le risposte alle nostre domande solo fuori di noi, questa storia ci insegna tutto il contrario: dentro di noi abbiamo già tutto quello che ci serve per diventare la forma migliore di noi stessi, abbiamo solo bisogno di imparare ad ascoltarci e a vivere secondo ciò che profondamente siamo.

The Empire Cafè, Kandy, Sri Lanka

Se vi dovessi descrivere lo Sri Lanka con una sola parola userei senza dubbio questa: “scoperta”.

È una terra piena di vita.  La trovi nella forza straripante dell’oceano, negli intrecci spettacolari dei tronchi degli alberi. Negli occhi dei bambini che ti guardano affascinati e meravigliati. Nelle persone che ti salutano per strada. Nel cibo speziato e ancora di più in quello che mangi con le mani, mescolandoti agli abitanti e alle antiche tradizioni locali. Nei  passi lenti silenziosi dei monaci che si muovono nella folla rapida e assordante. Nei piedi scalzi a contatto con madre Terra all’interno dei templi. La vita la trovi in giro per le strade, non è rinchiusa in nessun ufficio e dietro nessuno schermo, ti si offre davanti come uno spettacolo a volte doloroso e toccante, come quando vedi una povertà dilagante e sconfortante, e altre volte surrealistico, come quando ti imbatti in un elefante che  attraversa la strada proprio davanti a te o in un paesaggio da toglierti il fiato per tanta bellezza che esiste in questo mondo.

I primi mercanti arabi avevano chiamato quest’isola Serendip, parola dalla quale deriva quella inglese “serendipity”, e cioè l’inaspettata scoperta di qualcosa di inatteso e non ricercato. Pensate davvero che sia solo un caso?  Io no. Ho vissuto tale scoperta  come un’ulteriore conferma di una sensazione che mi porto dentro mentre sono ancora in viaggio. Quella sensazione che mi suggerisce che non sono stata io a scegliere lo Sri Lanka come destinazione del mio viaggio, è stato lui a scegliere me. La serendipità dà senso alla tua storia e allontana l’impersonalità del caso.  E sembra che, con la stessa serendipità, incontri i luoghi che scelgo per leggere e trovare un po’ di pace con il mio fedele libro.  Li scelgo perché quando li vedo mi rapiscono l’occhio e il cuore.

A Kandy mi sono imbattuta nel The Empire Cafè. Questa città si trova nel cuore dello Sri Lanka e non solo geograficamente parlando. Circondata da verdi colline, ha rappresentato l’ultimo baluardo ribelle dell’indipendenza singalese durante l’epoca coloniale, diventando così nel tempo la capitale culturale dell’intera isola.

Scappate dal fragore e dalla fretta del traffico, costeggiate il lago e il Tempio del Dente, il santuario buddista più importante di tutto il Paese. Vi ritroverete al centro di una corrente spirituale che viene sospinta, alla vostra sinistra, da una natura silenziosa che cambia colore con il sole, e, alla vostra destra, da un andirivieni di persone vestite di bianco che si recano pieni di fiori in offerta al Tempio.

Potreste arrivare al The Empire Cafè solo seguendo questi petali che sfuggono dalle mani delle persone durante il tragitto verso il Tempio.  Il luogo è situato al piano terra dell’hotel Olde Empire, non sarà solo la sua posizione ad attrarvi ma anche i colori sgargianti e inaspettatamente calorosi e accoglienti. Se siete curiosi di conoscere questo luogo più da vicino, una sua piccola presentazione la troverete direttamente sul menù. Ti invitano loro stessi a viverti questo luogo come un riparo fermo e silenzioso in mezzo ad una città movimentata e rumorosa. Ma poi ci sono anche i colori e i sapori di una terra affascinante ed entusiasmante: gustateveli tutti, con tutti e sei i sensi. Qual è il sesto? È il vostro intuito, che vi indica con il dito una porzione di felicità.

 

Da leggere…

È la spiritualità soprattutto che mi attrae qui. Non che in Italia non ci sia, ma sembra essere confinata nei luoghi di culto, non la trovi passeggiando per strada. Qui sì: è parte quotidiana della tua vita. Persino quando sei sull’autobus, l’autista si ferma davanti a un tempio per far lasciare le offerte raccolte. Che meraviglia.

Volevo addentrarmi ancora più profondamente in questa religione affascinante. Ho quindi scelto Siddharta di Herman Hesse come fedele compagno per questo sorprendente viaggio. Ma lo dovete dividere in due parti, e in questo luogo vi invito a leggere la prima. Qual è? La nota introduttiva di Massimo Mila. Queste poche pagine costituiscono un libro dentro al libro: non è infatti solo l’introduzione alla storia, alla figura di Siddharta e alla dottrina del culto brahmanico, ma allo spirito con cui il lettore deve approcciarsi alla ricerca narrata.

Siate tra coloro che cercano. Siate tra coloro che non si accontentano della superficie della vita così come la percepiamo solo con i nostri occhi. Siate tra i tormentati, che tormento non è agitazione, ma attesa famelica della scoperta di un senso più grande che sappiamo esserci. Nascosto da qualche parte di questo mondo, chissà dove, non importa. C’è.

Siate tra coloro che si conoscono realmente e profondamente. Siate tra coloro che si stupiscano di questo. Si spaventino anche, ma perseverano. Siate tra coloro che forse cammineranno da soli, ma avranno gambe forti abbastanza da arrivare fino in cima alla montagna. Siate tra coloro che solitudine non è isolamento, ma unione con il mondo che ci circonda. E mondo sono soprattutto le montagne, gli alberi, i pianeti e tutte le stelle. Mondo è su nel cielo e anche oltre. Siate tra coloro non che riescano, ma che non smettono mai di tentare. Perché anche solo in quel tentativo si trova una vita che appartiene a noi e a nessun altro. Troviamo noi, come non ci siamo mai conosciuti. Questo è il vivere.