Tea house, Bhamo, Myanmar
Se mi chiedessero di descrivere il Myanmar direi che è il Paese dove, all’improvviso, spunta sempre l’oro. Tra paesaggi imponenti dove il verde regna sovrano, è facile imbattersi nel colore dorato delle pagode e dei monasteri e, ogni volta che assisti a questo contrasto, sorridi come se fosse la prima volta che ti si presenta davanti.
Vivendo in Myanmar, ho imparato che l’oro di questo Paese lo puoi trovare in tanti altri piccoli dettagli pieni di significati.
Sono i colori dell’alba che si mescolano con quelli degli abiti dei monaci quando ritirano le elemosine lungo le strade.

È la thanaka che illumina i volti sorridenti dei suoi abitanti.
È il cibo che ti viene servito sulle foglie, come se fosse ancora un tutt’uno con la natura e non se ne fosse mai diviso.
È il tramonto in riva al fiume.
Sono le manine dei bambini che si agitano nell’aria per salutare quando vedono turisti e viaggiatori.
In un luogo in cui i turisti non arrivano quasi mai io ho trovato una piccola tea house in riva al fiume che ha lo stesso valore dell’oro. Ci troviamo a Bhamo, una piccola cittadina che non ti crea nemmeno l’illusione che possa avere qualcosa di unico da vedere. E invece, basta solo cercare bene.

Il tesoro che racchiude questa tea house è un’atmosfera di un’epoca che il contare degli anni ci dice che sia passata. E invece rivive ancora qua: sembra che il tempo non sia mai trascorso, avvolto nel legno di fronte a un fiume che cresce in base alla stagione e che ancora oggi rappresenta un’unica via di comunicazione per le merci e le persone.
Sorseggia del tè, perdendoti tra lo scorrere del fiume e delle pagine del tuo libro. Lasciati osservare dagli sguardi fissi e incessanti dei bambini che non sono abituati a vedere proprio lì qualche straniero. Non aspettarti il silenzio, i suoni degli uomini e della natura non si fermano mai dando vita a un concerto continuo e stonato.
Il mio consiglio è di venire qui poco prima del tramonto, non c’è momento migliore della giornata per godere dei colori e della vita. Ve l’ho detto, avrete l’oro davanti a voi.

Da leggere..
Nonostante il titolo rimandi a una storia che sappiamo essere fatta di guerre e sangue, “ogni mattina a Jenin” è inaspettatamente un libro che risplende di luce propria. Un po’ come l’oro di cui vi ho parlato fino ad ora.
Susan Abulhawa è riuscita infatti a raccontarci un conflitto che, per chi l’ha vissuto solo dalla televisione, risulta lontano e quasi impersonale: risuonano i numeri delle vittime e non i loro volti e nomi, i diritti infranti e non le loro vite. Grazie al coraggio di questa scrittrice, tra queste pagine viene restituita l’identità e l’umanità che una guerra strappa sempre via alle persone innocenti coinvolte. Riesci a immedesimarti in quella paura, in quel dolore e in quell’incompresione. Ti chiedi finalmente “perché?”, realizzi il significato della frase che “in guerra non ci sono né vinti né vincitori”. Vedi solo la sua inutilità e la povertà che si porta dietro.
Eppure, su questo sfondo doloroso e terribile, c’è un raggio di luce che accompagna tutta la trama, dall’inizio alla fine: è la luce dell’amore. Seguite quella scia, vi porterà dritta alla vita, anche dove tutto il resto del mondo, assopito e assuefatto da notizie di guerre e devastazione, non vedrà nient’altro che fine e oscurità.





È una terra piena di vita. La trovi nella forza straripante dell’oceano, negli intrecci spettacolari dei tronchi degli alberi. Negli occhi dei bambini che ti guardano affascinati e meravigliati. Nelle persone che ti salutano per strada. Nel cibo speziato e ancora di più in quello che mangi con le mani, mescolandoti agli abitanti e alle antiche tradizioni locali. Nei passi lenti silenziosi dei monaci che si muovono nella folla rapida e assordante. Nei piedi scalzi a contatto con madre Terra all’interno dei templi. La vita la trovi in giro per le strade, non è rinchiusa in nessun ufficio e dietro nessuno schermo, ti si offre davanti come uno spettacolo a volte doloroso e toccante, come quando vedi una povertà dilagante e sconfortante, e altre volte surrealistico, come quando ti imbatti in un elefante che attraversa la strada proprio davanti a te o in un paesaggio da toglierti il fiato per tanta bellezza che esiste in questo mondo.

Potreste arrivare al The Empire Cafè solo seguendo questi petali che sfuggono dalle mani delle persone durante il tragitto verso il Tempio. Il luogo è situato al piano terra dell’hotel Olde Empire, non sarà solo la sua posizione ad attrarvi ma anche i colori sgargianti e inaspettatamente calorosi e accoglienti. Se siete curiosi di conoscere questo luogo più da vicino, una sua piccola presentazione la troverete direttamente sul menù. Ti invitano loro stessi a viverti questo luogo come un riparo fermo e silenzioso in mezzo ad una città movimentata e rumorosa. Ma poi ci sono anche i colori e i sapori di una terra affascinante ed entusiasmante: gustateveli tutti, con tutti e sei i sensi. Qual è il sesto? È il vostro intuito, che vi indica con il dito una porzione di felicità.
Volevo addentrarmi ancora più profondamente in questa religione affascinante. Ho quindi scelto Siddharta di Herman Hesse come fedele compagno per questo sorprendente viaggio. Ma lo dovete dividere in due parti, e in questo luogo vi invito a leggere la prima. Qual è? La nota introduttiva di Massimo Mila. Queste poche pagine costituiscono un libro dentro al libro: non è infatti solo l’introduzione alla storia, alla figura di Siddharta e alla dottrina del culto brahmanico, ma allo spirito con cui il lettore deve approcciarsi alla ricerca narrata.